Appunti Prima di partire

Quanto costa davvero un e-commerce

Le sei voci che spostano il preventivo di un negozio online — e perché due e-commerce «uguali» possono costare il doppio l'uno dell'altro.

· 3 minuti di lettura

«Vorrei vendere online, quanto mi costa?» è la domanda con cui si aprono metà delle telefonate sull'e-commerce. E la risposta onesta comincia da un'altra domanda: cosa devi vendere, a chi, e chi terrà in piedi la baracca dopo?

Perché due negozi online che da fuori sembrano uguali possono costare uno il doppio dell'altro, e la differenza non sta nella grafica: sta in sei voci che nei preventivi generici non compaiono mai. Eccole, in ordine di peso.

1. Il catalogo

Venti prodotti e duemila prodotti non sono lo stesso lavoro, e nemmeno lo stesso mestiere. Con venti referenze si carica tutto a mano e si cura ogni scheda come una vetrina; con duemila serve un metodo — importazioni, varianti, categorie pensate — e spesso un collegamento al gestionale che l'azienda usa già in magazzino.

Le domande da farsi prima del preventivo: quante referenze, quante varianti ciascuna (taglie, colori, formati), da dove arrivano foto e descrizioni. Se la risposta all'ultima è «non lo so», hai appena trovato la voce più costosa del progetto.

2. Chi scrive le schede prodotto

La scheda è la commessa del negozio online: se non sa rispondere, il cliente esce. E le schede copiate dal fornitore — uguali a quelle di tutti gli altri rivenditori d'Italia — sono anche la ragione per cui tanti e-commerce non compaiono su Google: contenuto duplicato, valore zero.

Scriverle bene è un lavoro vero, che va messo in conto: suo tempo, suo costo, sua voce in preventivo.

3. Pagamenti, spedizioni, resi

Carta e PayPal ci sono quasi sempre. Il contrassegno, il bonifico, il ritiro in sede — che per un'azienda con clienti affezionati in provincia è tutt'altro che un dettaglio — vanno chiesti esplicitamente. Idem le spedizioni: un conto è un listino unico nazionale, un altro è il corriere che cambia tariffa per peso, zona e ingombro.

E i resi: la procedura va decisa prima, perché il primo reso arriva sempre, e arriva di sabato.

Il preventivo serio non è quello che costa meno: è quello dove queste voci hanno un nome, un costo e un responsabile.

4. Il collegamento col mondo reale

L'e-commerce non vive da solo: vive accanto al magazzino, alla fatturazione, a volte al negozio fisico. Ogni ponte — giacenze allineate, fatture automatiche, click & collect — è tecnologia in più. Non sempre serve dal primo giorno: la scelta giusta spesso è partire semplici e collegare dopo, quando i numeri lo giustificano.

5. Farsi trovare (anche qui)

Un negozio online compete con tutta Italia, ma ha un vantaggio che pochi sfruttano: il territorio. Chi cerca un prodotto vuole spesso anche la faccia di chi lo vende — e per un'azienda bresciana, farsi trovare da chi cerca vicino a casa è la partita più facile da vincere: la SEO locale vale anche per chi vende online, non solo per chi ha la vetrina sulla strada.

6. Il dopo

Un e-commerce è un negozio: va tenuto aperto. Prodotti che cambiano, prezzi che si aggiornano, la piattaforma da mantenere aggiornata e sorvegliata — perché un negozio che si rompe di notte perde ordini in silenzio. Nel preventivo deve esserci scritto cosa succede dopo la consegna, e quanto costa all'anno.

Il punto di partenza

I nostri numeri sono pubblici: un e-commerce parte da 2.900 €, e le sei voci qui sopra spiegano cosa lo fa salire. Se stai pesando l'idea — che sia il primo negozio online o il rifacimento di uno che non vende — raccontaci il progetto: come lavoriamo sugli e-commerce è scritto qui, e il preventivo arriva dopo aver capito, mai prima.

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