Un sito fermo smette di essere trovato
Ricerca del settore, piano editoriale, articoli scritti e pubblicati. Con un calendario, non a episodi.
Quattro articoli buttati là non sono un blog.
Che cos'è un blog gestito
In breve Un blog gestito è un piano editoriale deciso e approvato prima di scrivere una riga, e articoli che escono a calendario.
Un blog non è una sezione del sito: è un impegno che si prende per un anno. È per questo che quasi tutti i blog aziendali si fermano al terzo articolo — nessuno aveva deciso prima di cosa scrivere.
Gestito vuol dire deciso prima. Dallo studio del settore — cosa cercano le persone prima di comprare quello che vendete — nasce un piano editoriale che approvate voi; poi gli articoli escono a calendario, non quando qualcuno si ricorda.
E ogni articolo è agganciato a una pagina che vende: porta traffico e lo accompagna dove si decide. Pilastri e gruppi: le pagine servizio sono i pilastri, gli articoli le strade che ci portano.
Come funziona
Ricerca
Cosa cerca chi vi cerca.
Piano editoriale
Deciso mesi prima, non a puntate.
Scrittura
Da un'intervista, non da un'idea.
Revisione
Approvate prima che esca.
Pubblicazione
Secondo il calendario.
Social
Testi pronti, o pubblichiamo noi.
Quando serve e quando no
Un blog gestito serve se
- Il sito è fatto bene ma ci arriva poca gente
- Vi fanno sempre le stesse domande prima di comprare
- I concorrenti compaiono su ricerche dove voi non ci siete
- Avete molto da dire e nessuno in azienda ha tempo di scriverlo
- Volete contatti anche quando non state pagando pubblicità
Serve invece altro se
- Il sito non c'è ancora: si parte da quello
- Vi servono contatti entro un mese: è una campagna con landing page
- Scrivete già e vi serve solo la strategia: si fa il piano e basta
- Il sito è lento o datato: prima viene il restyling
Due ritmi. Sei mesi o un anno.
Due al mese
Ventiquattro articoli in un anno: abbastanza per coprire i temi che contano e per farsi trovare su ricerche che oggi vi passano accanto.
Quattro al mese
Uno a settimana. È quello che consigliamo dove la concorrenza sulle ricerche è alta e ogni argomento ha già qualcuno che lo presidia.
I piani sono semestrali o annuali, perché sotto i sei mesi un blog non fa in tempo a mostrare niente. Se qualcuno ci chiede un articolo al mese per due mesi glielo diciamo prima: non servirebbe, e preferiamo perdere il lavoro che consegnare qualcosa che non porta da nessuna parte.
Durante il contratto si possono chiedere articoli in più una tantum — una fiera, un evento, una ricorrenza, un prodotto nuovo — che si aggiungono al piano senza doverlo rifare.
L'intelligenza artificiale come strumento
Non ci nascondiamo dietro a una risposta di circostanza: la usiamo, e vale la pena dire esattamente per cosa. La differenza fra usarla e farsi scrivere gli articoli è tutta qui.
Dove ci aiuta
- Capire un settore che non è il nostro. Leggere in fretta cosa si dice, cosa si chiede e con quali parole.
- Tenere in ordine i temi. Classificare gli argomenti in pilastri e gruppi, e vedere dove restano buchi.
- Non ripetersi. Dopo un anno di articoli il rischio vero è riscrivere una cosa già detta: confrontando il nuovo pezzo con l'archivio, salta fuori subito.
- Vedere dove si sposta l'interesse. Le domande cambiano nel tempo, e il piano si aggiorna di conseguenza.
Dove no
- Non sa il vostro mestiere. Quello che rende utile un articolo lo sapete voi, e si tira fuori con un'intervista.
- Non decide cosa pubblicare. Il piano lo firmate voi, argomento per argomento.
- Non va in pagina da sola. Ogni articolo passa da una persona che lo legge, lo corregge e ci mette la faccia.
- Non produce a volume. Pubblicare tanto in automatico è la cosa che i motori di ricerca hanno imparato a riconoscere e a penalizzare.
Domande frequenti
Quanti articoli servono al mese?
Due sono il minimo perché il lavoro cominci a vedersi, quattro sono il ritmo che funziona meglio dove la concorrenza è alta. E la costanza conta più della quantità: due pezzi al mese per un anno lavorano molto più di otto pubblicati a raffica e poi mai più.
Chi scrive gli articoli?
Li scriviamo noi, ma la sostanza arriva da voi: si parte da un'intervista a chi il lavoro lo conosce, di solito il titolare o un tecnico. Senza quella, un articolo dice le stesse cose di tutti gli altri. Voi validate che sia corretto, noi ci occupiamo di come è scritto e di come viene trovato.
Usate l'intelligenza artificiale per scriverli?
La usiamo come strumento di lavoro, non come autore. Serve a leggere in fretta un settore che non è il nostro, a tenere ordinati i temi e a non ripetersi dopo un anno di articoli. La sostanza viene dall'intervista a voi e dalla ricerca, e ogni pezzo passa da una persona prima di uscire.
Approviamo noi prima della pubblicazione?
Sempre, in due momenti: prima il piano editoriale, quando si decide di cosa si parlerà nei mesi successivi, poi i singoli articoli. Niente esce senza il vostro sì. È anche il modo in cui ci accorgiamo per tempo se abbiamo capito male qualcosa del vostro mestiere.
Pubblicate anche sui social?
In due modi, scegliete voi. Se ci date accesso ai profili pubblichiamo noi, adattando il testo al canale. Altrimenti vi consegniamo i post già scritti e pronti da mettere online in autonomia, con l'immagine. La seconda strada è quella che scelgono le aziende che i social preferiscono tenerseli in casa.
Quanto tempo passa prima che si veda un risultato?
Dipende dal settore e da quanto è contesa la singola ricerca, e chiunque vi dia una data precisa sta tirando a indovinare. Quello che si può fare è fissare le misure all'inizio — traffico, pagine viste, richieste di contatto — e guardarle crescere nel tempo, articolo dopo articolo.
Parliamone
Raccontaci il progetto. Ti diremo cosa serve davvero.
Nessun preventivo generico. Prima comprendiamo il progetto, poi costruiamo la proposta.