Appunti SEO e AI

Perché il tuo sito non lo trova nessuno (e di chi è la colpa)

Le quattro cause vere, in ordine di frequenza. Nessuna riguarda la sfortuna, e per ognuna c'è un rimedio con un nome preciso.

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Il sito c'è. È anche carino. Ma le richieste non arrivano, e quando cerchi su Google quello che fai, trovi tutti tranne te.

È la telefonata che riceviamo più spesso, e la risposta non è mai «Google ce l'ha con te». Le cause vere sono quasi sempre queste quattro, in quest'ordine. Nessuna è una condanna: ognuna ha un rimedio con un nome preciso.

1. Hai scritto le parole tue, non quelle del cliente

È la causa più comune e la più invisibile, perché il sito sembra giusto — a te.

Tu scrivi «soluzioni di verniciatura a polvere per il settore industriale». Il tuo cliente cerca «verniciare cancello in ferro». Parlate della stessa cosa, ma Google non fa poesia: abbina parole a parole. Se sulla tua pagina le parole del cliente non ci sono, la pagina non c'è.

Il rimedio si chiama ricerca delle parole chiave, e non è un elenco compilato a intuito: è andare a vedere cosa scrive davvero la gente nella casella di ricerca, e costruire le pagine attorno a quelle frasi. È il primo passo del lavoro SEO, e viene prima di qualsiasi testo.

2. Google non sa dove sei

Se il tuo lavoro si fa in un territorio — un'officina, uno studio, un'impresa che serve la sua provincia — la partita si gioca sulle ricerche locali: «elettricista Brescia», «commercialista vicino a me».

E qui il sito da solo non basta. Contano il profilo Google dell'attività, la coerenza di nome, indirizzo e telefono ovunque compaiano, le pagine che dicono chiaramente dove lavori. Un sito senza segnali locali è un negozio senza insegna: bello, ma su una strada che non esiste.

Questo lavoro ha un nome — SEO locale — ed è diverso dal posizionamento generico. Spesso è anche più rapido a dare frutti, perché la concorrenza è quella vera: le aziende della tua zona, non tutta Italia.

3. Il sito non si lascia leggere

Google legge i siti con un programma, non con gli occhi. E ci sono siti che a quel programma risultano quasi vuoti: testi dentro le immagini, pagine senza una struttura di titoli, lentezze che fanno scappare il lettore prima ancora di cominciare.

Un sito può essere bellissimo per le persone e illeggibile per le macchine. Ha bisogno di funzionare per tutte e due.

La parte buona: questi sono i difetti più facili da diagnosticare, perché sono oggettivi. Si misurano, si elencano, si correggono uno per uno.

4. Nessuno ti cita

Google si fida di chi viene citato. Se nessun altro sito ti nomina — non un fornitore, non un'associazione di categoria, non il giornale locale — sei una voce senza referenze.

E questa causa oggi vale doppio, perché è arrivato un lettore nuovo: le intelligenze artificiali. Quando qualcuno chiede a ChatGPT o a Google un consiglio, la risposta cita le fonti che ritiene affidabili. Farsi citare è diventato un lavoro a sé, con le sue regole: contenuti che rispondono a domande vere, dati chiari, un sito che dichiara bene chi è.

Da dove si comincia

Non dal rifare tutto. Si comincia guardando i dati: con quali parole arrivano i pochi che arrivano, su quali ricerche compari in decima pagina, cosa fanno i concorrenti che ti stanno davanti. Da lì, le quattro cause qui sopra si mettono in fila per peso, e si decide cosa correggere prima.

Se vuoi capire da quale delle quattro parte il tuo sito, raccontacelo: guardarlo e dirti dove perde è esattamente il nostro mestiere.

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