Appunti Contenuti

Il blog aziendale che nessuno legge (e quello che lavora)

Perché i blog aziendali muoiono dopo tre articoli, e cosa distingue quello che porta clienti da quello che fa compagnia al sito.

· 3 minuti di lettura

C'è un cimitero digitale che conosciamo tutti: il blog aziendale con tre articoli. Il primo: «Benvenuti nel nostro nuovo sito». Il secondo: gli auguri di Natale. Il terzo, datato quattro anni fa: «Ci siamo trasferiti nella nuova sede». Fine.

Non è pigrizia. È che quel blog era nato senza un lavoro da fare — e le cose senza un lavoro da fare muoiono, in azienda come sul web. Vediamo la differenza fra quello e un blog che lavora.

Perché muoiono

Nessuno ha deciso i temi. Si scrive «quando c'è qualcosa da dire», cioè mai, perché in azienda qualcosa da dire c'è sempre ma nessuno ha il compito di accorgersene.

I temi sono quelli sbagliati. Le news aziendali — la fiera, la certificazione rinnovata, il nuovo macchinario — interessano a chi le scrive, non a chi dovrebbe leggerle. Il lettore non cerca le tue notizie: cerca le sue risposte.

Manca il ritmo. Tre articoli in una settimana di entusiasmo, poi il silenzio. Google e i lettori premiano la stessa cosa: la costanza. Meglio un articolo al mese per un anno che dodici a gennaio.

Cosa fa invece un blog che lavora

Parte dalle ricerche vere. Ogni articolo risponde a una domanda che i clienti fanno davvero — nelle telefonate, nei preventivi, nella casella di ricerca. Per un'azienda che serve il suo territorio, spesso sono domande con dentro un luogo: cosa costa una cosa qui, chi la fa vicino a me, di chi fidarsi in zona. Ogni risposta pubblicata è una porta d'ingresso in più — e su Google, una presenza in più dove i concorrenti bresciani di solito non ci sono.

E oggi le risposte scritte bene lavorano due volte: sono anche quelle che le AI pescano e citano quando qualcuno chiede consiglio a ChatGPT invece che a Google. I blog morti, lì, non esistono proprio.

Il blog aziendale non è la bacheca delle news. È il reparto dell'azienda che risponde alle domande — anche di notte, anche ad agosto, anche a chi non ha ancora chiamato.

L'ingrediente scomodo: la costanza

Ed eccoci al punto dove i buoni propositi vanno a morire. Scrivere bene un articolo che risponde a una domanda vera — coi fatti giusti, nella lingua del cliente — richiede ore, ogni volta. Dentro le aziende quelle ore non ci sono, e quando ci sono le mangia la produzione. È il motivo per cui il blog gestito esiste come servizio: ricerca dei temi, piano editoriale approvato da te, scrittura e pubblicazione a calendario, coi testi pronti anche per i social. Tu ci metti il sapere del mestiere — un'intervista ogni tanto — e il ritmo lo teniamo noi.

La prova la stai leggendo

Chiudiamo con l'autoironia dovuta: questo pezzo esce da un blog che fa esattamente quello che predica — un piano deciso in anticipo, un articolo a settimana, ogni mercoledì alle nove, ognuno legato a una domanda vera. Non serve crederci sulla parola: guarda l'archivio e conta le date.

Se vuoi lo stesso motore sotto il sito della tua azienda, parliamone: il primo piano editoriale si costruisce in un incontro, partendo dalle domande che i tuoi clienti ti fanno già.

blog aziendale piano editoriale costanza

Parliamo del tuo progetto

Parliamone

Raccontaci il progetto. Ti diremo cosa serve davvero.

Nessun preventivo generico. Prima comprendiamo il progetto, poi costruiamo la proposta.