Fai una prova: cerca su Google il nome della tua azienda. A destra (o in cima, dal telefono) compare un riquadro con mappa, orari, foto, recensioni. Quello è il profilo Google della tua attività — e per le ricerche locali conta quanto il sito, a volte di più.
Perché quando qualcuno cerca «idraulico Brescia» o «serramenti in zona», Google prima ancora dei siti mostra la mappa con tre attività. Chi sta lì dentro riceve la telefonata; chi non ci sta, spesso, nemmeno il clic. Eppure il profilo è gratuito, e la maggior parte delle aziende lo tratta come il citofono di casa: c'è, ma nessuno lo cura.
Cosa cura chi vuole stare sulla mappa
I dati, uguali dappertutto. Nome, indirizzo e telefono devono coincidere — identici, virgola per virgola — fra profilo, sito e ogni altro posto dove l'azienda compare. Le incoerenze («Via Roma 12» di qua, «V. Roma, 12/A» di là) sono il tarlo silenzioso della fiducia che Google ripone nei tuoi dati.
La categoria giusta e i servizi scritti. Il profilo permette di dichiarare cosa fai: è il posto dove dirlo con le parole che la gente usa, non con la ragione sociale dei servizi.
Le foto vere. Il capannone, il bancone, le persone. Le attività con foto vere e recenti si presentano meglio nella scheda — e chi guarda capisce in due secondi che dietro c'è qualcuno.
Le recensioni, chieste e risposte. Chiederle non è vergogna: il cliente contento lascia la recensione se gli arriva il link al momento giusto, non se deve cercarselo. E rispondere — anche a quelle storte, soprattutto a quelle storte — è la cosa che i futuri clienti leggono con più attenzione di tutto il resto.
Il profilo Google è la vetrina sulla piazza. Il sito è il negozio. La vetrina senza negozio delude; il negozio senza vetrina resta vuoto.
Perché il profilo da solo non basta
C'è chi, visto il riquadro, conclude che il sito non serva più. È la conclusione sbagliata da una premessa giusta: il profilo cattura l'attenzione, ma non può convincere. Ha lo spazio di un annuncio, non di un discorso: niente pagine per i servizi, niente casi raccontati, niente risposte alle domande che precedono una spesa importante.
E c'è un dettaglio tecnico che pochi considerano: il profilo vive in casa di Google, alle condizioni di Google — che possono cambiare, e cambiano. Il sito è l'unico pezzo della tua presenza online che è davvero tuo.
I due si rafforzano a vicenda, ed è misurabile: il profilo porta chi ha fretta, il sito convince chi confronta, e Google legge la coerenza fra i due — i dati strutturati del sito dicono alle macchine le stesse cose che il profilo dice alle persone, e quando tutto combacia la fiducia sale. È il cuore del lavoro di SEO locale: non un trucco, ma un sistema di tessere che devono combaciare.
Da dove si comincia
Da mezz'ora di onestà: apri il tuo profilo e guardalo come lo vedrebbe un cliente. Orari giusti? Foto degne? Recensioni con risposta? Poi apri il sito e chiediti se dice le stesse cose, con le stesse parole, allo stesso indirizzo.
Se le tessere non combaciano — o se il riquadro sulla mappa proprio non compare — è un lavoro che facciamo, e si può fare bene: raccontaci dove sei e chi vorresti che ti trovasse.
profilo google recensioni ricerche locali
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