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Il sito B2B non deve piacere: deve rispondere

Un sito industriale ha quattro lettori diversi, e ognuno cerca una cosa diversa. Il sito vetrina non risponde a nessuno dei quattro.

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In una provincia manifatturiera come Brescia — meccanica, subfornitura, lavorazioni, impianti — il sito aziendale tipico è una vetrina: foto del capannone, «qualità e cortesia dal 1985», un modulo contatti. Ordinato, dignitoso, e quasi sempre inutile. Perché il sito B2B ha un problema che quello vetrina non può risolvere: non ha un lettore, ne ha quattro. E nessuno dei quattro compra d'impulso.

I quattro lettori

L'ufficio acquisti arriva con una lista: certificazioni, capacità produttiva, tempi, referenze di settore. Cerca motivi per scartarti in fretta — è il suo lavoro — e se le informazioni non ci sono, scartato sei. Non ti chiamerà per chiedertele: ha altri dieci fornitori in lista.

Il tecnico vuole i dati: tolleranze, materiali, formati, schede scaricabili. È il lettore più facile da conquistare e il più snobbato dai siti vetrina, che gli rispondono con «massima qualità». Per lui «massima qualità» è rumore; una tabella è una risposta.

La direzione compra fiducia: chi siete, da quanto, con chi lavorate, come gestite i problemi. Legge poco e in diagonale — di solito la sera prima di firmare — e cerca la conferma che non state per diventare il suo prossimo grattacapo.

Il vostro commerciale, il lettore che nessuno mette in conto: usa il sito come biglietto da visita dopo la fiera e come catalogo in trattativa. Se deve dire «il sito è vecchio, le mando io le schede», ogni volta l'azienda perde un punto.

Il sito vetrina prova a piacere a tutti e non risponde a nessuno. Il sito B2B fatto bene fa il contrario: risponde a ognuno, nella sua lingua.

Come si costruisce un sito che risponde

Si parte dalle domande, non dalla grafica. Le domande vere le hanno in casa il commerciale e chi risponde al telefono: cosa chiedono gli uffici acquisti, cosa vogliono sapere i tecnici prima di un ordine, quali obiezioni tornano a ogni trattativa. Il nostro metodo comincia da lì — dall'ascolto di chi vende — proprio perché nel B2B i contenuti sono il sito.

Poi ogni lettore riceve la sua strada: le pagine per processo o per settore che l'ufficio acquisti si aspetta, i dati e i documenti per il tecnico, la pagina azienda che parla alla direzione. Con una cura in più che ripaga due volte: le informazioni tecniche scritte in chiaro sono anche quelle che Google e le AI capiscono e citano quando qualcuno cerca un fornitore con quelle capacità — e chi cerca un fornitore cerca esattamente così.

La differenza col catalogo

Un'obiezione che sentiamo spesso, soprattutto da chi in azienda il catalogo ce l'ha da trent'anni: «le informazioni sono nel PDF». Vero. Ma il PDF non si trova su Google, non si legge dal telefono in fiera, non si aggiorna senza ristamparlo. Il sito non sostituisce il catalogo: lo mette al lavoro.

Come impostiamo i siti per le aziende che vendono ad altre aziende — struttura, contenuti, lingue quando servono — è raccontato qui. E se vuoi il parere sul vostro: mandaci l'indirizzo, insieme al nome di quello che vi piacerebbe battere. Il confronto con i concorrenti è sempre la parte più istruttiva.

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