Appunti Il sito al lavoro

Un sito accessibile non è più una gentilezza

Dal 2025 l'accessibilità digitale è un obbligo per molte aziende, e dal 2027 il perimetro si allarga. Cosa significa davvero.

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C'è una parola che fino a ieri stava nei convegni e adesso sta nei contratti: accessibilità. Vuol dire che un sito deve poter essere usato anche da chi non vede, non sente, non usa il mouse o naviga con una tastiera sola.

Fino a poco tempo fa era una cortesia. Ora, per una parte crescente di aziende, è un obbligo di legge.

Cosa dice la norma, in due righe

L'European Accessibility Act — recepito in Italia con il decreto legislativo 82/2022 — ha esteso l'obbligo al settore privato a partire dal 28 giugno 2025, riguardando in particolare i servizi digitali rivolti ai consumatori: commercio elettronico, banche, trasporti, ebook.

Le microimprese di servizi sono per ora escluse, ma il perimetro si allarga: dal 2027 l'obbligo è previsto anche per realtà più piccole e professionisti. In Italia vigila l'Agenzia per l'Italia Digitale, che nel marzo 2026 ha adottato le proprie linee guida.

Non siamo avvocati e questo non è un parere legale: se vendete online o gestite servizi digitali, la domanda va fatta al vostro consulente. Quello che possiamo dirvi è cosa comporta lato sito.

Cosa vuol dire, tecnicamente

Il riferimento sono le linee guida WCAG, livello AA. Tradotto in cose concrete:

Contrasto sufficiente. Il grigino chiaro su bianco che va tanto di moda, per molte persone, semplicemente non esiste.

Tutto raggiungibile da tastiera. Menu, moduli, finestre: se si può fare col mouse, si deve poter fare col tasto di tabulazione.

Immagini descritte. Ogni immagine che porta informazione ha una descrizione per chi non la vede.

Moduli con etichette vere. Un campo senza etichetta, per un lettore di schermo, è una scatola muta.

Struttura ordinata. Un titolo principale per pagina, sottotitoli in ordine: la stessa cosa che aiuta Google aiuta chi naviga con la voce.

L'accessibilità non è un tema morale: è la stessa cura che rende un sito comprensibile a tutti gli altri, Google compreso.

La buona notizia

Un sito costruito bene è già accessibile per tre quarti, perché le regole coincidono con le buone pratiche: contrasti leggibili, struttura pulita, moduli chiari, niente movimento imposto a chi non lo vuole.

I guai arrivano dai siti riempiti in fretta con temi comprati, dove il contrasto lo decide il tema e il modulo lo genera un componente esterno. Lì sistemare costa più che rifare.

Se non sapete come sta messo il vostro, si misura: l'accessibilità è uno dei sei punti che guardiamo, e ve lo diciamo con i numeri in mano — non con un bollino comprato.

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